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		<title>Romanza per flicorno</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 21:55:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poldi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di František Hrubín Traduzione di Maria Elena Cantarello Formato 11,5 x 19,5 96 pagine Prezzo: € 10,00 Anno di pubblicazione: 2011 ISBN 978-88-902274-8-6 Il libro La campagna boema dei primi anni Trenta fa da sfondo alla storia d&#8217;amore e di morte fra uno studente di Lettere e una giovane giostraia in questo diario in versi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/10/Hrubín-Copertina.bmp" rel="lightbox[1420]"><img class="alignleft size-full wp-image-1392" title="Romanza per flicorno" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/10/Hrubín-Copertina.bmp" alt="" width="150" height="249" /></a>di <strong><a href="http://www.poldilibri.it/romanza-per-flicorno/#autore">František Hrubín</a> </strong></p>
<p><strong>Traduzione di Maria Elena Cantarello</strong></p>
<p>Formato 11,5 x 19,5<br />
96 pagine<br />
Prezzo: € 10,00<br />
Anno di pubblicazione: 2011<br />
ISBN 978-88-902274-8-6<br />
<span id="more-1420"></span></p>
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<h1>Il libro</h1>
<p>La campagna boema dei primi anni Trenta fa da sfondo alla storia d&#8217;amore e di morte fra uno studente di Lettere e una giovane giostraia in questo diario in versi di František Hrubín (1910 – 1971), poeta considerato ormai un classico della letteratura ceca del Novecento. In un sapiente gioco di anticipazioni e rimandi dai forti tratti autobiografici l&#8217;autore rivive nel ricordo il primo innamoramento e la contemporanea agonia dell&#8217;anziano nonno. La vicenda personale tuttavia è soltanto il punto di partenza per una serie riflessioni sulla natura dei sentimenti umani, sull&#8217;essenza della poesia e sul significato del tempo, che in ogni istante contiene presente, passato e futuro. Quella di Hrubín è poesia del quotidiano, un quotidiano che diviene però straordinario nel momento in cui lo vediamo con i suoi occhi, quando le macchie d&#8217;ortica diventano foreste vergini e si può udire anche l&#8217;ultima scintilla del grillo in autunno. La poesia si fa qui racconto e avvince il lettore, lo commuove e lo incanta in un susseguirsi di immagini mai banali che illuminano la realtà di una luce insospettata e si imprimono indelebili nella memoria.</p>
<p>A quarant&#8217;anni dalla scomparsa, Poldi Libri (dopo <em>Azzurro cielo</em>) presenta la prima traduzione italiana del suo capolavoro, <em>Romanza per flicorno</em>.</p>
<p>[M. C.]</p>
<p><a name="autore"></a></p>
<h1>L&#8217;autore</h1>
<h2>František Hrubín (Praga, 1910 &#8211; České Budějovice, 1971)</h2>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-254" title="František Hrubín" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2007/08/hrubin.jpg" alt="Hrubin" width="159" height="200" />František Hrubín, poeta ma anche drammaturgo, prosatore e traduttore, non si può definire un autore «rivoluzionario». La sua poesia non rappresenta una rottura con la tradizione precedente, anzi, per molti aspetti la sua è una poesia »tradizionale». Nato nel 1910, è esponente di quella generazione di mezzo che non rientra ormai più nelle avanguardie e precede la «nuova onda» degli anni Sessanta.</p>
<p>Allievo e amico di J.Seifert, F.Halas, J.Hora, J.Zahradníček, della cui influenza troviamo lievi tracce soprattutto a livello formale nelle sue prime poesie, riesce ben presto a trovare la sua personale dimensione poetica.</p>
<p>Sin dalle prime raccolte (Zpíváno z dálky, 1933, -Cantato da lontano-; Krásná po chudobě, 1935 -Bella di povertà-) sono infatti presenti alcuni dei temi e dei motivi che Hrubín svilupperà in tutta la sua produzione: la natura e l&#8217;amore, il legame con la terra, la consapevolezza della fugacità, dell&#8217;ineluttabile declino umano. Egli rimane coerente sempre e profondamente per tutto il suo percorso poetico: la costante presenza di alcune immagini, la fedeltà ad alcuni paesaggi e ad alcune idee portanti della sua poesia non sono mera ripetizione, ma un continuo andare oltre, in cui ogni ritorno è un ritorno a se stessi, alla ricerca di valori che permangano nonostante lo scorrere del tempo e la fragilità dell&#8217;esistenza umana. Sono valori che Hrubín trova innanzitutto nella terra, negli affetti, nel perpetuarsi della vita di generazione in generazione, nella responsabilità di ognuno verso chi l&#8217;ha preceduto e verso coloro che verranno.</p>
<p>Hrubín è poeta con i piedi saldamente appoggiati alla terra ma con lo sguardo rivolto al cielo, ai misteri dell&#8217;universo a cui guarda con un misto di attrazione e paura. Vive profondamente il proprio tempo con tutte le sue contraddizioni: è affascinato dai primi viaggi nello spazio, dalle scoperte tecnologiche, ma atterrito dalla tragedia atomica, dagli orrori della guerra.</p>
<p>Non diventa mai poeta di regime, anche se subito dopo la guerra aderisce agli ideali socialisti; ma proprio il regime, dal 1948 al 1956, gli permetterà di pubblicare solo testi per bambini e traduzioni.</p>
<p>La poesia per bambini non è mero ripiego: il mondo dell&#8217;infanzia è, in un certo senso, il mondo dell&#8217;armonia, della sicurezza e dell&#8217;ordine. Il poeta sviluppa la tradizione orale, vede nella filastrocca popolare una sorta di pre-poesia per bambini. Nelle filastrocche, conte e indovinelli cerca l&#8217;immediatezza e la giocosità dell&#8217;espressione. In tutta la sua produzione attingerà da questo patrimonio popolare, sia riscrivendo in versi e in prosa le favole tradizionali, sia recuperandone i giochi di parole. Non si limita però a questo recupero delle tradizione, inventa per i bambini poesie e favole nuove, tuttora lette e amate. Collabora inoltre alla fondazione della rivista per bambini «Mateřídouška» (Timo serpillo) e del periodico specializzato sulla letteratura per l&#8217;infanzia «ZlatÃ½ maj» (Maggio dorato).</p>
<p>Nel secondo dopoguerra aumenta sempre più l&#8217;attenzione e lo sgomento di fronte alla storia contemporanea: le raccolte Hiroshima (1948), Můj zpěv [Il mio canto, 1956], Proměna [Metamorfosi, 1957] testimoniano la sua speranza verso una nuova armonia possibile tra uomo, opere dell&#8217;uomo e natura. L&#8217;idea dell&#8217;uomo responsabile della vita umana si contrappone a quella dell&#8217;uomo artefice di morte: così l&#8217;esistenza umana può riacquistare il suo valore.</p>
<p>Con Romance pro křídlovku [Romanza per flicorno, 1962] Hrubín torna ad un vecchio tema della propria giovinezza: l&#8217;amore per una ragazza che muore prematuramente. Il poema presenta marcati tratti epici e drammatici, il testo passa dall&#8217;alta liricità delle metafore alla semplicità del ceco parlato senza soluzione di continuità. È un poema di opposti: all&#8217;amore sensuale e corporeo si contrappone l&#8217;incanto del primo innamoramento; la morte è sia culmine naturale della vita, sia prematura scomparsa; la vita è vertigine di gioiosa eccitazione, ma al tempo stesso peso superiore alle forze umane.</p>
<p>Un&#8217;analoga compresenza di elemento autobiografico e creazione poetica è presente anche nelle ultime opere: nel ciclo di poesie-sogni Černá denice [Nera stella del mattino, 1968], caratterizzato dal continuo alternarsi di vivi e morti e in Lešanské jesličky [Il presepio di Lešany, 1970], ambientato nella regione in cui il poeta trascorse l&#8217;infanzia al tempo della Prima guerra mondiale. Alla storia del traghettatore Josef, di sua moglie Marie e del figlioletto in pericolo e poi salvato &#8211; con chiara allusione ai Vangeli &#8211; si sovrappone l&#8217;esperienza personale del poeta bambino: «ricordo che papà è andato in guerra e aspetto che torni, ho quasi cinque anni, da quel momento ricorderò sempre qualcosa e aspetterò sempre qualcosa.»</p>
<p>Il primo marzo 1971, a České Budějovice, František Hrubín muore qualche giorno dopo un&#8217;operazione, stroncato da un male incurabile. Le sue spoglie riposano al cimitero di Vyšehrad a Praga.</p>
<p>Nel 1956, al II congresso degli scrittori cecoslovacchi, criticando insieme al poeta Jaroslav Seifert la politica culturale del Paese, Hrubín aveva esortato gli scrittori a «vivere e lavorare in modo che la gente non ci rinneghi, che ci rispetti come artisti, non corrompibili da niente e da nessuno».</p>
<p>[M.C. e V.T.]</p>
<p><a name="recensioni"></a></p>
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		<title>Zátopek corre</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 21:17:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[di Emil Zátopek Traduzione  di Michele  Sirtori Introduzione di Stefano Baldini Formato: 11,5 x 19,5 128 pagine Prezzo: € 14,00 Anno di pubblicazione 2011 ISBN: 978-88-902274-9-3 Il libro Chi meglio di Emil Zátopek stesso può raccontare la propria vita? Ai propri posti, pronti, pum! parte una corsa che va dall&#8217;infanzia, passa attraverso i primi anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1393" title="Zátopek corre" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/10/Zátopek-Copertina.bmp" alt="" width="150" height="249" />di <strong><a href="http://www.poldilibri.it/zatopek-corre/#autore">Emil Zátopek</a></strong></p>
<p><strong>Traduzione  di Michele  Sirtori<br />
Introduzione di Stefano Baldini</strong></p>
<p>Formato: 11,5 x 19,5<br />
128 pagine<br />
Prezzo: € 14,00<br />
Anno di pubblicazione 2011<br />
ISBN: 978-88-902274-9-3</p>
<p><span id="more-1398"></span></p>
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<h1>Il libro</h1>
<p>Chi meglio di Emil Zátopek stesso può raccontare la propria vita? Ai propri posti, pronti, pum! parte una corsa che va dall&#8217;infanzia, passa attraverso i primi anni di apprendistato e studio lontano da casa, le prime “casuali” gare d&#8217;atletica, la straordinaria carriera costellata da innumerevoli record mondiali e i successi olimpici di Londra &#8217;48 e Helsinki &#8217;52 (primo e unico atleta al mondo a far saltare il banco vincendo &#8211; con relativi record olimpici – tutte e tre le discipline di lunga distanza: 5000, 10.000 e maratona), per giungere infine agli ultimi anni di competizioni e al “nastro d&#8217;arrivo” del ritiro. Il tutto con una narrazione semplice, spigliata e delicata, carica di dettagli inediti e umorismo, che ci porta a scoprire un personaggio umile e carico di umanità, vissuto in un&#8217;epoca straordinaria per l&#8217;atletica e la storia mondiale. Atleta capace di dare più del possibile in ogni gara, che fosse l&#8217;olimpiade o una corsetta locale, di cercare la vittoria per non dare un dispiacere al suo custode di casa o di gioire per la vittoria di avversari che prima e dopo le gare erano innanzitutto suoi amici. Il suo essere precursore nelle tecniche di allenamento viene illustrato in un&#8217;appendice di notevole valore tecnico-storico. Il libro sarà accompagnato da una sezione web dedicata. Per l&#8217;introduzione abbiamo pensato che il minimo, ma proprio il minimo, fosse farla redarre da un suo collega olimpionico, campione anche lui in pista e nella vita: Stefano Baldini!</p>
<p><a name="autore"></a></p>
<h1>L&#8217;autore</h1>
<p><a href="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/10/emil-zatopek-deutsche-fototek1.jpg" rel="lightbox[1398]"><img class="alignright size-medium wp-image-1408" title="Emil Zátopek" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/10/emil-zatopek-deutsche-fototek1-263x300.jpg" alt="" width="213" height="243" /></a>Emil Zátopek (Kopřivnice, 19 settembre 1922 – Praga, 21 novembre 2000), sesto di sette figli,  è stato uno dei più celebri atleti nella storia dell&#8217;atletica mondiale. Il pa-dre, falegname appassionato di orti e apicultura, gli impose di smettere le gare in nome della salute. Lavorò come apprendista e in seguito studiò chimica a Zlín presso il celebre calzaturificio Baťa. Nello stesso periodo iniziò non volontariamente la carriera atletica.</p>
<p>Dopo la fine della seconda guerra mondiale si arruolò nel nascente esercito cecoslovacco e visti i risultati poté allenarsi e gareggiare a tempo pieno diventando atleta di punta della squadra dell&#8217;esercito e conseguendo vittorie in tutto il mondo nelle più svariate manifestazioni sportive. A fine carriera si dedicò alla promozione dell&#8217;atletica. Avendo appoggiato l&#8217;ala democratica di Dubček nel partito comunista cecoslovacco, dopo il &#8217;68 venne emarginato e destinato a lavori umili.</p>
<p>[M.Sir.]</p>
<p><a name="recensioni"></a></p>
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		<title>MARTEDÌ 5 LUGLIO 2011</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 13:31:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Poldi libri aderisce all&#8217;iniziativa:]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poldi libri aderisce all&#8217;iniziativa:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.agoradigitale.org/nocensura" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-718" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/07/LA-NOTTE-DELLA-RETE-bis.png" alt="" width="235" height="260" /></a></p>
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		<title>SABATO 28 MAGGIO 2011</title>
		<link>http://www.poldilibri.it/sabato-28-maggio-2011-prova/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Jun 2011 21:17:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[ALLE ORE 18.00 presentazione del libro Il Fegato di Prometeo presso il Centro universitario di Palazzo Trevisan, Via Zabarella 82 – Padova Sono intervenuti  Sylvie Richterova, boemista e scrittice, amica di jiří Kolář, e la traduttrice e curatrice del volume Maria Elena Cantarello. Ha introdotto  Tiziana Cavasino dell&#8217;associacione culturale NUBE che vogliamo ringraziare per la gentile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">ALLE ORE 18.00<br />
presentazione del libro <a title="Il fegato di Prometeo" href="http://www.poldilibri.it/il-fegato-di-prometeo/">Il Fegato di Prometeo</a><br />
presso il Centro universitario di Palazzo Trevisan,<br />
Via Zabarella 82 – Padova</p>
<p style="text-align: justify;">Sono intervenuti  Sylvie Richterova, boemista e scrittice, amica di jiří Kolář, e la traduttrice e curatrice del volume Maria Elena Cantarello. Ha introdotto  Tiziana Cavasino dell&#8217;associacione culturale <a href="http://associazionenube.wordpress.com/">NUBE</a> che vogliamo ringraziare per la gentile collaborazione.</p>
<p style="text-align: left;">I nostri ringraziamenti anche all&#8217;<a href="http://milano.czechcentres.cz/program/travel-events/jiri-kolar/">Istituto Culturale Ceco</a> per aver patrocinato e diffuso l&#8217;iniziativa.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/05/Il-fegato-di-Prometeo-a-Padova.jpg" rel="lightbox[1274]"><img class="aligncenter size-full wp-image-1132" title="Invito alla presentazione" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/05/Il-fegato-di-Prometeo-a-Padova.jpg" alt="" width="541" height="352" /></a></p>
<div id="attachment_439" class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><a href="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/06/la-lettura-di-Tiziana-Cavasino-e1308134757942.jpg" rel="lightbox[1274]"><img class="size-full wp-image-438 " title="L'introduzione di Tiziana Cavasino" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/06/la-lettura-di-Tiziana-Cavasino-e1308134757942.jpg" alt="cavasino" width="160" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">L'introduzione di Tiziana Cavasino</p></div>
<div id="attachment_439" class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><a href="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/06/la-prof.ssa-Sylvie-Richterová-Maria-Elena-Cantarello-e-Tiziana-Cavasino-e1308136715459.jpg" rel="lightbox[1274]"><img class="size-full wp-image-438 " title="La prof.ssa Sylvie Richterová, Maria Elena Cantarello e Tiziana Cavasino" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/06/la-prof.ssa-Sylvie-Richterová-Maria-Elena-Cantarello-e-Tiziana-Cavasino-e1308136715459.jpg" alt="&quot;richterova cantarello cavasino&quot;" width="220" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">La prof.ssa Sylvie Richterová, Maria Elena Cantarello e Tiziana Cavasino</p></div>
<div id="attachment_439" class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><a href="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/06/intervento-della-prof.ssa-Sylvie-Rychterová-e1308134120609.jpg" rel="lightbox[1274]"><img class="size-full wp-image-438 " title="L'intervento della prof.ssa Sylvie Richterová" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/06/intervento-della-prof.ssa-Sylvie-Rychterová-e1308134120609.jpg" alt="richterova" width="220" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">L'intervento iniziale della prof.ssa   Sylvie Richterová</p></div>
<div id="attachment_439" class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><a href="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/06/intervento-di-Maria-Elena-Cantarello-e1308134569654.jpg" rel="lightbox[1274]"><img class="size-full wp-image-438 " title="L'intervento di Maria Elena Cantarello" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/06/intervento-di-Maria-Elena-Cantarello-e1308134569654.jpg" alt="cantarello" width="220" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">L'intervento di Maria Elena Cantarello</p></div>
<div id="attachment_439" class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><a href="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/06/il-pubblico-di-palazzo-Trevisan-e1308136781140.jpg" rel="lightbox[1274]"><img class="size-full wp-image-438 " title="Il pubblico di Palazzo Trevisan" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/06/il-pubblico-di-palazzo-Trevisan-e1308136781140.jpg" alt="&quot;pubblico&quot;" width="160" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Il pubblico di Palazzo Trevisan</p></div>
<div id="attachment_439" class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><a href="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/06/i-nostri-libri-e1308136741408.jpg" rel="lightbox[1274]"><img class="size-full wp-image-438 " title="I nostri libri" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/06/i-nostri-libri-e1308136741408.jpg" alt="&amp;libri&quot;" width="220" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">I nostri libri</p></div>
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		<title>Emanuel Frynta (1923-1975)</title>
		<link>http://www.poldilibri.it/emanuel-frynta/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 May 2011 18:53:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Testi web]]></category>

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		<description><![CDATA[La storiella d&#8217;osteria - intervento radiofonico - (Hospodská historka, in Zastřená tvář poesie, NFK, Praha, 1993) traduzione di Valeria De Tommaso Vi sembrerà quasi insensato parlare a un tempo di poesia e d’osteria. Vi sembrerà forse addirittura forzato – e io non posso darvi torto. È proprio strano andare a cercare la poesia in osteria. Ora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>La storiella d&#8217;osteria</h2>
<p>- intervento radiofonico -</p>
<p>(<em>Hospodská historka, </em>in <em>Zastřená tvář poesie</em>, NFK, Praha, 1993)</p>
<p style="margin-bottom: 30px;">traduzione di Valeria De Tommaso</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-1180 alignright" title="Josef Lada - Svateční hospoda/L'osteria festiva" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/05/lada_svatecni_hospoda.jpg" alt="" width="410" height="285" />Vi sembrerà quasi insensato parlare a un tempo di poesia e d’osteria. Vi sembrerà forse addirittura forzato – e io non posso darvi torto. È proprio strano andare a cercare la poesia in osteria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora però vi chiedo di avere un po’ di pazienza e vedrete che ci capiremo meglio di quando abbiamo incominciato.</p>
<p style="text-align: justify;">Voglio parlare di un tipo di racconto aneddotico che tutti conoscete, ma che la teoria letteraria finora non ha mai definito, del quale non ha mai scritto e a cui non ha mai dato un nome. Si tratta di un genere letterario particolare, come lo sono per esempio l’epigramma, lo scongiuro o la favola. Si tratta di una forma letteraria particolare che possiede delle caratteristiche definite vere e proprie, che ha le sue leggi formali e una sua funzione specifica. La cosa più strana è che fino a oggi non è mai stata oggetto di studio, sebbene essa sia cosa frequente e comune, anzi ordinaria, direi.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente proprio per questa sua frequenza e ordinarietà non le è mai stata data la dovuta attenzione. Succede spesso che le cose più comuni rimangano inosservate, perché non si fa loro caso e non attirano il nostro interesse, perché non sono così determinanti e per questo in apparenza poco interessanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per farla breve, stiamo per parlare di un genere ancora mai studiato e registrato, un genere di letteratura orale, un genere che io ho chiamato «la storiella d’osteria».</p>
<p style="text-align: justify;">Per iniziare ascoltate almeno un esempio.</p>
<p style="text-align: justify;">Immaginate d’essere in una qualche stazione di campagna. Immaginate d’essere in mezzo a un gruppo di gente che aspetta il treno in ritardo. Per passare il tempo vi sedete e iniziate a chiacchierare. Il discorso passa da un argomento all’altro e ognuno, quando capita, dice la sua.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si arriva a parlare di motociclette e di incidenti sulla strada, un tipo si intromette e:</p>
<p style="text-align: justify;">«Una volta portavo mio fratello col sidecar. La gamba sinistra non l’avevo più e al suo posto c’avevo una protesi di ferro. Allora ce ne andiamo quando di colpo si stacca la carrozzina, e siccome c’avevo la protesi appoggiata alla stanga che unisce il sidecar alla motocicletta, per l’urto se ne vola la protesi e pure i miei pantaloni di pelle. Mio fratello va a finire giù in un fosso, io per terra, ma la protesi vola via andando a finire sulla strada proprio davanti a due signore che venivano dal mercato. La prima, quando la vede, sviene. Visto che non mi era successo niente, saltellando vado a prendere la mia protesi, ma quando l’afferro anche quell’altra più coraggiosa finisce a terra…»</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco dunque – questa storia, questo breve episodio della protesi staccata – questo è un esempio di storiella d’osteria.</p>
<p style="text-align: justify;">Credo già che più o meno capiate a cosa mi riferisco. Da soli potete facilmente pensare a tanti altri esempi simili: basta richiamarli alla mente. Li conoscete molto bene perché ciascuno di noi una serie infinita di volte ha preso parte a un discorso nel quale confluivano i più diversi accadimenti della vita, ciascuno di noi ha una riserva di storielle comiche e meno comiche realmente accadute.</p>
<p style="text-align: justify;">Però: fate attenzione – raccontare un fatto vissuto non ne fa automaticamente una storiella d’osteria e soprattutto: non tutti sono capaci di fare di quel racconto una storiella d’osteria. Ci può accadere qualcosa che crediamo essere incredibilmente comica e interessante – eppure non ne viene fuori altro che una comune esposizione, noiosa descrizione e pedante informazione. La cosa in sé  non si esaurisce nel semplice raccontare, bensì in qualcosa di molto di più, e cioè nello stile, nell’elaborazione e nella resa formale – in forma letteraria, che di genere letterario si tratta.</p>
<p style="text-align: justify;">Affinché diventi una storiella d’osteria dobbiamo dare al racconto lo spirito, la forma e la funzione del genere.</p>
<p style="text-align: justify;">Iniziamo con le caratteristiche più esteriori del genere; pensiamo al modo in cui noi stessi raccontiamo le storielle d’osteria. Innanzitutto va subito chiarito che si sta parlando di un fatto realmente accaduto, affinché nessuno dubiti della sua veridicità. Questa chiarificazione iniziale è in sé l’affermazione che si tratta di una nostra personale esperienza. Se parliamo di qualcosa che non è accaduto a noi personalmente, o della quale non siamo stati neanche testimoni, possiamo tranquillamente dire che la storia riguarda qualcuno che conosciamo bene o che l’abbiamo sentita da qualcuno cui si può fare affidamento, qualcuno al quale possiamo credere. Ben sapete come appaiono certi esordi. Diciamo, per esempio: «Mentre me ne stavo una volta “all’Agnello” per il tè del pomeriggio, arriva il vecchio Karásek…» eccetera, eccetera, e il discorso già si apre come una notizia del tutto attendibile. Oppure: « Con mia sorella al corso di ballo andava una certa Petránková». Di nuovo: la garanzia di veridicità è assicurata. Oppure possiamo anche raccontare una storia che abbiamo sentito dalla bocca di chi l’ha data per vera. Pe esempio: «Pepa Strnádek mi disse una volta, mentre ce ne andavamo insieme a Lužnice, che sua zia conosceva un certo macellaio di Úval…» e anche così le garanzie sono messe in tavola. La storiella l’abbiamo da un amico e noi ce ne facciamo garanti al posto suo, il che risulta più facile utilizzando anche la forma famigliare del suo nome.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1199" title="Josef Lada - Rvačka/La rissa" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/05/lada-rvacka.jpg" alt="" width="460" height="300" />Non parlerei dell’incipit delle storie in maniera così precisa se fosse solo una mera formalità senza ulteriori significati. Questi incipit hanno infatti una loro importanza: funzionano come vere e proprie formule esorcizzanti. Dicono: ciò che state ascoltando è un episodio di vita, è un fatto reale, non è una cosa inventata. E proprio in questo la storiella d’osteria si differenzia dall’aneddoto, con il quale ha alcuni elementi in comune e con il quale confina come genere. E aggiungo subito, per chiarirci, che l’aneddoto è, per così dire, un genere elementare e trasferibile, d’intento artistico e astratto, è in fin dei conti un modello o un esempio; il suo rapporto alla storiella d’osteria è simile a quello di un’equazione generale con il calcolo concreto dei numeri specifici. L’aneddoto può iniziare con: «Un macellaio fa a un idraulico…» e via dicendo. La storia d’osteria, invece, lo stesso contenuto commediale lo esprimerebbe suppergiù così: « Una volta conoscevo un certo Sykora che faceva il macellaio…» e così via. In breve, non dovrebbe essere anonima.</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, ora siamo d&#8217;accordo su come la storiella d’osteria inizia: e andiamo avanti. Soffermiamoci perciò sul suo oggetto, in cosa consiste il suo contenuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Se paragoniamo tra loro una serie di storielle d’osteria, ci accorgiamo che la risposta non è difficile: il materiale viene preso dal mondo empirico, dalla più vicina sfera dell’esperienza. Già la premessa iniziale ne aveva fatto cenno. Non viene preso in considerazione ciò che è inventato, cioè: niente va presentato come un’invenzione. Tutto deve essere garantito come autentico – in questo genere non esiste nulla al di sopra dell’autenticità: essa stessa è il valore più alto. È vero che qui e là si ritrovano elementi lontani nel tempo e nello spazio, ma si tratta soprattutto di eccezioni che servono a confermare la regola. E la regola è: mantenetevi ben stretti a quanto vi sta intorno, nello spazio temporale della vostra esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiaramente, ad avere un certo fascino sono le storielle più fresche, se non di oggi, di ieri. Ascoltare questo tipo di storielle è per gli astanti un vero colpo di fortuna. Proprio chi si trova ad ascoltarle per primo, così belle fresche, ha poi la possibilità di metterci del suo e inserirle direttamente nel proprio repertorio come nuovo numero.</p>
<p style="text-align: justify;">È chiaro sì, che vanno in un repertorio – perché ciascuno di noi possiede un proprio repertorio fisso. Chi più ricca, chi meno, ognuno ne ha una riserva pronta per ogni occasione. Le storielle d’osteria infatti possono essere improvvisate solo in parte. Si possono modificare a seconda dell’umore o del bisogno, ma la base è quella e non si cambia. Tutti abbiamo in testa una personale piccola antologia di storielle d’osteria, il più delle volte già ripetute, già sperimentate. A volte le raccontiamo meglio, altre peggio, ma la sostanza rimane la stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">E un’altra cosa, pure importante: la storiella d’osteria, come genere, ha i suoi guastamestieri e i suoi maestri. Ci sono persone che addirittura troneggiano sul genere. Sia perché ne conoscono una quantità incredibile, sia perché sono in grado di padroneggiare l’interpretazione e la regola del genere. Sono dei virtuosi: qualsiasi cosa tocchino, riescono a trasformarla. Sono come il leggendario re Mida che con le sole mani trasformava qualsiasi cosa in oro. Individui così geniali facilmente poi vengono sospettati di slealtà. Provate a raccontargli così per caso un’inezia qualsiasi o una seccatura che vi è capitata, e loro nel giro di due mesi ve la traducono in una forma commediale di tutto rispetto, nel pieno spirito del genere.</p>
<p style="text-align: justify;">Però la maestria non si esaurisce nel semplice racconto.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di questo: imparare a saper bene interpretare «Parli del diavolo e spuntano le corna», oppure «Cavar sangue dalle rape» non è tempo perso. I proverbi bisogna saperli vendere. Anche le storielle d’osteria. Il saperle poi usare al momento giusto, e nel modo giusto, corona l’opera. Perché: la storiella d’osteria non è quasi mai da sola, l’isolamento non le fa bene. In genere la ritrovate nei capannelli di persone, nei gruppi dove una storia chiama e provoca la seconda, la seconda la terza e così via. Se poi si ritrovano insieme maestri e intenditori ne vien fuori la danza delle storie, e vi assicuro che è l’ottava e l’ultima delle meraviglie.</p>
<p style="text-align: justify;">Come vedete, siamo quasi arrivati alla fine. Direi che quasi ci capiamo. Eppure ancora non abbastanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Non abbiamo ancora accennato infatti al modo di elaborare il materiale empirico. Abbiamo visto come la premessa iniziale e con essa la personalizzazione e la non anonimità siano per la storia garanzia di autenticità. Persuadono l’ascoltatore che si tratta di qualcosa di vissuto, di pura realtà e verità. Noi però sappiamo che anche con tutte le garanzie del mondo la veridicità non è una cosa così semplice. La storiella d’osteria non registra come un protocollo il materiale empirico, non è la manifestazione oggettiva di un documento e del banale realismo. In sostanza, la sua poetica è libera. Essa foggia la sua materia: ignora ciò che non è essenziale, libera il racconto da tutte le lungaggini e, secondo il bisogno, pressoché arbitrariamente gonfia ed esagera. Mette in primo piano i momenti grotteschi, ama i contrasti e le sorprese, in poche parole tratta l’argomento come da commedia, lo manipola come semplice materiale, come occasione per creare.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciatemi citare un’altra storiella nella quale l’iperbole grottesca è decisamente evidente, nella quale la sostanza iniziale è portata sul piano teatrale con ardire quasi estremo. Ecco come si presenta:</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-1214" title="Josef Lada - Rvačka v hospodě/Rissa in osteria" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/05/pecirka_narodniumelecjoseflada_3.jpg" alt="" width="398" height="328" />«Certa gente fa veramente onore e merito al mondo! Come quel mio amico Řimskej – un moravo di Haná del 54°, militare con tanto di spalline, che a nessuno osava dirgli niente e neanche guardarlo! Eravamo una cinquantina all’osteria e uno ce l’aveva con me – e questo amico mio, il famoso Řimskej, rovescia il tavolo, spacca il lampadario e in un attimo si scatena il pandemonio. Quattro guardie creparono all’ospedale, gli altri saltarono dalla finestra. E lui che le dava e le suonava, un putiferio, e all’ostessa che s’era immischiata fece saltare la dentiera. E solo quando i poliziotti fecero arrivare i pompieri che gli spruzzarono l’acqua negli occhi, solo allora Řimskej, quel famoso moravo di Haná, si sfiancò. Ma in guardina il suo spirito s’accese di nuovo, segò le catene, di quelle che si usano per i buoi, staccò gli stipiti e con quelle travi gliele dette ai carcerieri.»</p>
<p style="text-align: justify;">Se vi sembra che questa storia, anche se presentata come vera, sia nella sua sostanza empirica fin troppo esagerata, pensate alle vostre storielle e al loro rapporto con quanto realmente successo. Riconoscerete che anche voi esagerate proprio così, che prendete simili libertà per gonfiare e ingigantire. E soprattutto: vi accorgerete che queste iperboli, queste esagerazioni teatrali alla fin fine vi appaiono più che naturali e che non sono in contrasto con la vicenda vera e propria.</p>
<p style="text-align: justify;">E così siamo arrivati al punto in cui iniziamo a parlare non solo della storiella, ma anche della poesia. Cos’è infatti questa stilizzazione teatrale? Non è forse semplicemente un determinato procedimento poetico di cui inconsapevolmente facciamo uso? In fondo il processo poetico sta proprio lì: per mezzo di una consapevole organizzazione estetica dell’atto del raccontare accomodiamo il messaggio fondamentale della storia. Con questa commedialità infatti non mascheriamo la verità della cosa, noi non la vogliamo negare – al contrario, in questa maniera noi cerchiamo e troviamo questa verità, la più reale delle realtà, noi arriviamo al suo nocciolo, noi dissotterriamo il suo senso e la sua sostanza. La storiella d’osteria come tipologia letteraria, come forma e poetica: essa è per noi uno strumento estetico per guardare e fare nostra la realtà, è per noi uno strumento addetto alla sua comprensione e chiarificazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché poi si è creata tale forma? Da dov’è venuta fuori? Perché poi esiste e qual è il suo significato?</p>
<p style="text-align: justify;">Il genere della storiella d’osteria serve a farci divertire meglio? Sì, essa esiste <em>anche</em> per questo e forse sarebbe proprio lì la sua giustificazione. E se pure servisse solo al divertimento, sarebbe un’invenzione con un suo senso e un suo valore. Essa comunque non è finalizzata al solo svago e divertimento, il suo significato non si esaurisce solo in questo.</p>
<p style="text-align: justify;">E in che cosa consiste allora il suo senso primo? Presto detto:</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno di noi fa la vita che desidera o che si immagina. Le nostre vite sono tutt’altro che un semplice, preordinato cammino. Di sicuro abbiamo in mano una parte della nostra esistenza e sta solo a noi come condurla – ma ovviamente, una parte notevole della nostra vita sfugge alla nostra volontà. Sappiamo e percepiamo bene che da questo punto di vista siamo di continuo esposti a una realtà da noi indipendente e con noi spesso per nulla indulgente. Le nostre vite sono una serie di scontri continui tra i nostri desideri e la cieca casualità, tra i nostri programmi e l’imprevisto. Che lo vogliamo o no, ci imbattiamo inevitabilmente in una parola: destino. Non la reputiamo cieca autorità, piuttosto parliamo più volentieri di dati di fatto, e con questo intendiamo tutto ciò che è più potente di noi e che ci comanda secondo la sua volontà, intendiamo tutto ciò con cui dobbiamo invariabilmente confrontarci. Così è, questa è la condizione umana.</p>
<p style="text-align: justify;">Per fortuna a questa condizione appartiene anche ciò che l’uomo ha inventato per fra fronte alle imposizioni del destino, le cose che da solo ha messo in gioco per rafforzare e migliorare la propria posizione, per sentirsi più forte e meno vulnerabile. Tra le scoperte più preziose e fondamentali dell’uomo c’è la parola. Per non essere del tutto nudo e indifeso, l’uomo si è ricoperto di parole, si è armato di parole. La parola si trova ora tra l’uomo e il suo destino: l’uomo non è solo. E la parola impedisce che le cose arrivino all’uomo nella loro cruda indifferenza, che lo chiamino per caso e senza scelta. Con l’aiuto della lingua l’uomo fa da solo le sue scelte e rinunce – diciamo meglio: se non può scegliere le cose da solo, almeno dà loro un senso. Le parole rendono possibili quelle scelte che il peso eccessivo del destino gli nega.</p>
<p style="text-align: justify;">La storiella d’osteria realizza oltremisura questa preziosa funzione e come strumento poetico trasferisce il materiale di vita dalla sfera dell’esistenza al piano della teatralità. I dati empirici, gli avvenimenti vissuti – essa li traspone con un ampio movimento in un’immaginaria scena del grottesco, del mito, del sogno.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa maniera le difficoltà vengono alleggerite, i dolori vissuti non feriscono più, le sciagure vengono sottratte alla sfera di gravitazione della crudeltà e diventano un’immagine sopportabile. La perspicace poetica della storiella d’osteria smorza ed elimina tutto ciò che pesa e duole e con l’ironia della commedialità neutralizza ciò che ci ferirebbe come un trauma. E, di nuovo, al contrario – gli avvenimenti piacevoli e allegri nel racconto si ingrossano, si trasformano in leggende amene e miti gagliardi che illuminano con il proprio splendore ogni momento in cui vengono evocati.</p>
<p style="text-align: justify;">Così ci portiamo dietro i nostri vissuti non come materia grezza della cieca sorte, bensì in forma di piacevoli raffigurazioni poetiche che non ci tormentano, che ci fanno sentire bene, e nelle quali alla fin fine ritroviamo la nostra riserva d’oro che ci conferma che ad avere potere sulle cose non è tanto il caso quanto noi stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma basta parlare di questo. Ho già l’impressione che ci siamo avvicinati fin troppo a quello stato d’animo che è alquanto estraneo al genere in questione, e per tornare il più velocemente possibile al nostro argomento, dovremmo subito richiamare alla mente qualcosa di allegro. L’ideale sarebbe riuscire a proiettare una comica del cinema muto. Per esempio quel meraviglioso episodio di Laurel e Hardy di quando vanno a fare una gita con le loro signorine. E che per strada finiscono in un coda di macchine senza potersi minimamente muovere. E come alla fine arrivano a litigare con quelli della macchina dietro e incominciano a demolirsi le auto a vicenda. Conoscete sicuramente questo film e sapete come va a finire. La distruzione vicendevole delle auto si propaga piano piano come un’infezione alle altre auto, gli autisti e i viaggiatori se le danno di santa ragione e ne viene fuori una delle più belle risse che uno si possa immaginare, ne viene fuori una meravigliosa devastazione d’auto che possiamo solo sognarci.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo episodio dei due famosi comici – è proprio la realizzazione filmica di una storiella d’osteria. L’oggetto o il soggetto era ancora decisamente reale. Immaginiamocela così, che due autisti si scontrano e che uno dei due abbia l’impressione d’aver subito ingiustamente un grosso danno. E quando per la rabbia vuole ridurre l’auto dell’altro nelle stesse condizioni della sua ne vien fuori una demolizione e distruzione reciproca. Quello che nel film c’è in più è l’esagerazione, la deformazione poetica nello spirito del genere.</p>
<p style="text-align: justify;">E io a questo vorrei aggiungere solo una cosetta: che proprio questa esagerazione ha reso l&#8217;episodio quel che deve essere. Punto primo: invece del ricordo i partecipanti hanno tenuto a mente la storia comica per il piacere proprio e degli altri presenti. Punto secondo: dalla banalità è venuta fuori la moralità, poiché proprio l’ingrandimento grottesco dà debitamente a intendere che sotto l’impulso dell’istinto danneggiare in ugual misura anche l’auto del rivale è qualcosa di moralmente inaccettabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Non a caso ho citato una comica dei tempi del muto: le opere di quei tempi infatti sono spesso una diretta espressione dello spirito e della poetica della storiella d’osteria. Non per niente l’eroe per antonomasia del film muto è Charlie di Chaplin, l’eterno pasticcione. La storia d’osteria è dunque un valido metodo di rivincita dai guai. È una forma che la poesia ci offre per non sentirci così soli davanti ai guai.</p>
<p style="text-align: justify;">Conciliare la storiella d’osteria con il concetto di poesia non è difficile; più difficile sarebbe escluderla dalla poesia, perché proprio le caratteristiche estetiche, quelle piccole, banali, semplici, hanno una vitalità tale da non farsi buttar fuori da niente e da nessuno. E in particolar modo non hanno assolutamente l’intenzione di venir meno al loro compito solo perché modesto. Per noi la storia d’osteria deve diventare immagine, comica cinematografica – per far sì che anche in noi il poeta abbia l’occasione, pur non scrivendo sonetti, di depositare qua e là nella nostra memoria al posto dei ricordi spiacevoli una storiella d’osteria.</p>
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		<title>DOMENICA 1 MAGGIO 2011</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2011 22:31:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poldi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DALLE ORE 13.00 la redazione Poldi libri di Brno in pieno appoggio all’iniziativa “BRNOblokuje” ha preso parte alla manifestazione in via Cejl contro la marcia di neonazisti per la metropoli morava. Per ragioni di sicurezza abbiamo reso assolutamente irriconoscibili i nostri due inviati, dei quali per i medesimi motivi non forniamo neppure le generalità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DALLE ORE 13.00<br />
la redazione Poldi libri di Brno in pieno appoggio all’iniziativa “<a href="http://brnoblokuje.cz/">BRNOblokuje</a>” ha preso parte alla manifestazione in via Cejl contro la marcia di neonazisti per la metropoli morava.<br />
Per ragioni di sicurezza abbiamo reso assolutamente irriconoscibili i nostri due inviati, dei quali per i medesimi motivi non forniamo neppure le generalità.</p>
<div id="attachment_439" class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><a href="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/05/Inviato-1.jpg" rel="lightbox[1103]"><img class="size-full wp-image-439 " title="Inviato 1" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/05/Inviato-1.jpg" alt="&quot;inviato 1&quot;" width="160" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Inviato 1</p></div>
<div id="attachment_439" class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><a href="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/05/Inviato-2.jpg" rel="lightbox[1103]"><img class="size-full wp-image-439 " title="Inviato 2" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/05/Inviato-2.jpg" alt="&quot;inviato 2&quot;" width="160" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Inviato 2</p></div>
<div id="attachment_439" class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><a href="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/04/BRNOblokuje.cz_.bmp" rel="lightbox[1103]"><img class="size-full wp-image-439 " title="Il nostro volantino" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/04/BRNOblokuje.cz_.bmp" alt="&amp;il nostro volantino&quot;" width="160" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Il nostro volantino</p></div>
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		<title>Jan Hanč</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 20:22:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Testi web]]></category>

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		<description><![CDATA[Scelta di testi contenuti in: Avvenimenti Traduzione di Davide Sormani Události (1948) Cammino la sera Cammino la sera cammino per la città estranea i palmi ben distesi respiro l&#8217;alito delle acacie mi inchino a portali di case estranee il crepuscolo cammina con me per la città estranea stende sul cielo una tonalità verde gli occhi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scelta di testi contenuti in:</p>
<h2><a href="http://www.poldilibri.it/avvenimenti/">Avvenimenti</a></h2>
<p>Traduzione di Davide Sormani</p>
<table border="0" cellspacing="6" cellpadding="1">
<tbody>
<tr valign="top">
<td></td>
<td rowspan="100"></td>
<td>Události (1948)</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td>
<h3>Cammino la sera</h3>
<p>Cammino la sera cammino per la città estranea<br />
i palmi ben distesi<br />
respiro l&#8217;alito delle acacie<br />
mi inchino a portali di case estranee<br />
il crepuscolo cammina con me per la città estranea<br />
stende sul cielo una tonalità verde<br />
gli occhi si fanno scuri il cuore si ferma<br />
dietro il bancone di un buffet<br />
cammino la sera cammino per la città estranea<br />
mi seggo nell&#8217;ufficio di cambio dei sentimenti<br />
per bere la vita che scorre<br />
sentir suonare l&#8217;orchestrina il Credo di Weber<br />
il crepuscolo cammina con me per la città estranea<br />
si sistema cappello e cravatta un gobbo<br />
davanti allo specchio dorato del buffet<br />
e un soldato abbraccia una ragazza larga già<br />
<span style="color: #ffffff;">iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii</span>[alla cintura<br />
cammino la sera cammino per la città estranea<br />
fiori di seta nei viali<br />
sogni che non finiscono mai<br />
moltiplicano l'estraneità delle porte chiuse</td>
<td>
<h3>Jdu večer</h3>
<p>Jdu večer jdu cizím městem<br />
dlaně mám široce rozevřené<br />
dýchám dech akátů<br />
klaním se portálům cizích domů<br />
soumrak jde se mnou cizím městem<br />
nanáší na sebe zelený tón<br />
oči tmavějí srdce se zastaví<br />
za pultem v automatu<br />
jdu večer jdu cizím městem<br />
usedám v směnárně citů<br />
abych pil proudící život<br />
slyšel hrát šraml Weberovo Vyznání<br />
soumrak jde se mnou cizím městem<br />
klobouk a kravatu rovná si hrbáček<br />
před zlatým zrcadlem automatu<br />
a voják objímá šíroké děvče už v pase<br />
jdu večer jdu cizím městem<br />
hedvábné květy na bulvárech<br />
sny nikdy nekončící<br />
násobí cizotu zavřených dveří</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td>
<h3><strong>No</strong></h3>
<p>Oggi no e domani ancora no<br />
non era non è mio<br />
il riconciliarsi il cicatrizzare il tirare il fiato<br />
non era non sarà no<br />
oggi no e domani ancora no</td>
<td>
<h3>Ne</h3>
<p>Dnes ne a zítra opět ne<br />
nebylo není mé<br />
usmíření zacelení vydechnutí<br />
nebylo nebude ne<br />
dnes ne a zítra opět ne</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td>
<h3>Festa</h3>
<p>Ieri ceppi di legno<br />
oggi guardiamo l&#8217;altare<br />
ieri al vespro<br />
qui non c&#8217;era anima viva<br />
ora è tornato in vita il velluto liso</p>
<p>Hai gambe abbronzate<br />
i tuoi gesti preziosi<br />
la vita il riso ondeggiante</p>
<p>Guardiamo il parroco<br />
grasso nel berretto ridicolo<br />
il simbolo di gesso della vergine<br />
e penso a Te<br />
Glorifichiamo il Corpo di Dio</td>
<td>
<h3>Svátek</h3>
<p>Včera dřevěné klady<br />
dnes hledíme na oltáře<br />
o včerejším klekání<br />
nebylo zde živé duše<br />
teď ožil sešlý samet</p>
<p>Máš opalené nohy<br />
svoje vzácná gesta<br />
život vlnících smích</p>
<p>Hledíme na faráře<br />
tlustého v směšné čapce<br />
na sádrový symbol panny<br />
a myslím na Tebe<br />
Slavíme Boží Tělo</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td>
<h3>Perché si legano i fiori</h3>
<p>La perversione è un privilegio più faticoso del diritto regio. Non parlo dei meriti. Non troverai due gesti uguali e dipende da Te se vuoi affliggerti per questo. Cioè  non dipende affatto da Te, guarda negli appartamenti in cui la sera tardi al ritorno da feste in giardino la gente sventola come flosce vele bagnate su un carro che corre follemente! Ascolto già da trent&#8217;anni la campana a morto, l&#8217;intrigante. La colpa non è in noi, ma in quelli che per immodestia non si identificano nella poesia. La poesia non è letteratura, quell&#8217;hashish per vecchie sdentate. Noi siamo Voi, Voi innanzitutto e molto più di noi. Non dubito del fatto che ci capiremo; nonostante la vita abbia molti sensi. Qualcosa si svolge in noi se scorgiamo un ragno, anche se non ci fermiamo a pensarci su. Non è perciò indegno dell&#8217;ingegnere meccanico provare sulla soglia di un autunno lamentoso paura per il giallo portone chiuso della Scuola Ausiliaria. Cent&#8217;altri, come quando gridi alla Città di Roccia, sono angosciati invece dalla bruttezza inquisitoria dei consumi, o da una stanza vuota con finestre aperte, da un giardino, da una lunga pioggia, dai tuoni. Da una notte malinconica, perché non hanno chi abbracciare, né hanno cosa aspettare, tranne un mattino che però per ora è incerto. La vita rimbomba regolare in ignoti passi pesanti e un&#8217;amante insensibile, per la quale perdono il sonno, sospirerà alla fine il suo servile Sì tra le loro braccia.</td>
<td>
<h3>Proč se váže kvítí</h3>
<p>Úchylnost jest obtížnější výsadou než královské právo. Nemluvím o zásluchách. Dvě gesta nena-lezneš stejná a na Tobě záleží, chceš-li nad tím truchlit. Totiž na Tobě vůbec nezáleží, pohleď do příbytků, v nichž ze zahradních slavností pozdě večer vracející se lidé vlají jako spliklé mokré plachty na šileně ujíždějícím voze! Naslouchám už třicet let umíračku, intrikánovi. Vina není v nás, nýbrž v těch, kteří se z neskromnosti neztotožňují s poesií. Poesie není literatura, onen hašiš pro bez-zubé baby. My jsme Vy, Vy především a mnohem více nežli my. Nepochybuji o tom, že se domluvíme; přesto, že je život mnohamyslný. Něco se v nás odehrává, spatříme-li pavouka, i když to blíže nikdy nezkoumáme. Není proto pod důstojnost strojního inženýra, pocití-li na prahu lkajícího podzimu bázeň ze zavřených žlutých vrat Pomocné školy. Sta jiných, jako když křikneš do Skalního města, tísní zas inkvizitorská nevzhlednost konzumů, nebo prázdná místnost s otevřenými okny, zahrada, dlouhý déšť, hřmění. Těžkomyslná noc, protože nemají koho obejmout, aniž mají co očekávat, kromě rána, které je ale zatím nejisté. V nezná-mých těžkých krocích odměřeně duní život a necitelná milenka, pro kterou nemohou usnout, vy-dechne nakonec svoje oddané Ano v jejích objetí.</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td>
<h3>Ritorno</h3>
<p>Il silenzio della notte<br />
mentre Ti accompagnavo<br />
lungo il fiume gelato<br />
e la chiusa scrosciante<br />
tornando dallo spettacolo<br />
in onore di Markétka<br />
mentre il Tuo volto<br />
pallido della brina di gennaio<br />
guardava all&#8217;altra riva<br />
mentre la Tua anima<br />
senza notare i miei passi<br />
sognava<br />
di essere rapita<br />
dal gesto deciso di regnanti<br />
di tetre case dormienti</td>
<td>
<h3>Návrat</h3>
<p>Ticho noci<br />
kdy jsem Tě doprovázel<br />
kolem zmrzlé řeky<br />
a hučícího jezu<br />
z představení<br />
na počest Markétčinu<br />
kdy Tvoje tvář<br />
bledá lednovým jiním<br />
hleděla k protějšímu břehu<br />
zatím co Tvá duše<br />
nevnímajíc mých kroků<br />
snila<br />
že bude uloupena<br />
rozhodným gestem vládců<br />
z chmurně spících domů</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td>
<h2>*</h2>
<p>Talvolta ho la sensazione<br />
d&#8217;essere un pozzo di saggezza<br />
e constato sempre di nuovo<br />
non ce n&#8217;è neanche un boccale da mezzo<br />
di colore torbido e sapore ripugnante</td>
<td>
<h2>*</h2>
<p>Mívám dojem<br />
že jsem studnou moudrosti<br />
a vždy znovu zjišťuji<br />
že je jí necelý půllitr<br />
kalné barvy a odporné chuti</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td>
<h2>*</h2>
<p>Strisci<br />
tuttavia amo<br />
le Tue ali paralitiche</td>
<td>
<h2>*</h2>
<p>Plazíš se<br />
přesto miluji<br />
Tvá zchromlá křídla</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td>
<h3>Pioggia</h3>
<p>Piove<br />
tutto è tristemente lucido<br />
tutto profuma di pioggia primaverile<br />
la solitudine di uno scroscio monotono<br />
mi ricorda i momenti delle tue partenze<br />
quando sei già via<br />
e pure sei ancora da me<br />
taci e sorridi impercettibilmente<br />
taci<br />
dove tutti parlerebbero a vuoto<br />
discorri alzando il bel sopracciglio<br />
rannicchiandoti nella fonda poltrona<br />
con cenni di parole<br />
gesti incerti<br />
la calma del tuo impeto<br />
e il silenzio<br />
come i più grandi attori<br />
piove<br />
tutto è gioiosamente lucido<br />
tutto profuma finora della tua presenza<br />
la solitudine di uno scroscio monotono<br />
mi ricorda il tuo sorriso e le tue lacrime</td>
<td>
<h3>Déšť</h3>
<p>Prší<br />
všechno se smutně leskne<br />
všechno voní jarním deštěm<br />
osamělost jednotvárného šelestu<br />
připomíná mi chvíle tvých odchodů<br />
když jsi již pryč<br />
a přece jsi dosud u mne<br />
mlčíš a neznatelně se usmíváš<br />
mlčíš<br />
kde každý by prázdně mluvil<br />
hovoříš zdvižením krásného obočí<br />
schoulením v hlubokém křesle<br />
náznaky slov<br />
váhavými gesty<br />
klidem své živelnosti<br />
a tichem<br />
jako největší herci<br />
prší<br />
všechno se šťastně leskne<br />
všechno voní dosud tvou přítomností<br />
osamělost jednotvárného šelestu<br />
připomíná mi tvůj úsměv i slzy</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr valign="top">
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr valign="top">
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr valign="top">
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr valign="top">
<td></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Avvenimenti</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 13:23:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[di Jan Hanč Traduzione di Davide Sormani Formato: 11,5 x 19,5 154 pagine Prezzo: € 10,00 Anno di pubblicazione 2011 ISBN: 978-88-902274-7-9 Il libro Una letteratura frammentaria d&#8217;inaspettata omogeneità e coerenza interna. Hanč con uno sguardo affascinato, a volte distaccato, a volte cinico, registra una realtà dura in poesie e testi in prosa che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-78" style="margin-right: 10px; margin-bottom: 10px;" title="Avvenimenti" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/03/Hanč-copertina.png" alt="Avvenimenti" width="150" />di <strong><a href="http://www.poldilibri.it/avvenimenti/#autore">Jan Hanč</a></strong></p>
<p><strong>Traduzione di Davide Sormani</strong></p>
<p><strong></strong>Formato: 11,5 x 19,5<br />
154 pagine<br />
Prezzo: € 10,00<br />
Anno di pubblicazione 2011<br />
ISBN: 978-88-902274-7-9</p>
<p><span id="more-838"></span></p>
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</form>
<h1>Il libro</h1>
<p>Una letteratura frammentaria d&#8217;inaspettata omogeneità e coerenza interna. Hanč con uno sguardo affascinato, a volte distaccato, a volte cinico, registra una realtà dura in poesie e testi in prosa che non disdegnano un linguaggio basso o volgare, seguendo a volte un personalissimo flusso di coscienza. Le sue prese di posizione  ce ne restituiscono la personalità: la consapevolezza e la scelta di essere outsider in un&#8217;epoca che proclamava grandi ideali da lui rifiutati, quelli del socialismo e quelli dell&#8217;Europa anteguerra.<br />
L&#8217;anticonformismo, la disillusione e la critica verso una società crudele e superficiale, lo portano a diventare un silenzioso osservatore dell&#8217;apparente banalità del quotidiano, di quegli ambienti periferici e industriali cari alla Skupina 42 [Gruppo 42].<br />
Preziosa testimonianza di come e perché nasce l&#8217;underground in terra cecoslovacca.</p>
<p><a name="autore"></a></p>
<h1>L&#8217;autore</h1>
<p><img class="size-full wp-image-848 alignright" title="Jan Hanč" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/03/Jan-Hanč.jpg" alt="" width="160" height="224" />Da una Cecoslovacchia in preda a drammatici sconvolgimenti una nuova voce inedita per il pubblico italiano. Scrittore che vive gran parte della sua vita artistica volutamente nell&#8217;ombra, Jan Hanč nasce a Plzeň nel 1916 e lì trascorre l&#8217;infanzia prima di trasferirsi a Praga all&#8217;inizio degli anni &#8217;20. Diplomatosi in ragioneria, fa il duecentometrista, il rappresentante com-merciale di una ditta d&#8217;ortofrutta, l&#8217;allenatore d&#8217;atletica, il responsabile per la pianificazione di una ditta.</p>
<p>Membro della <em>Skupina 42</em> [Gruppo 42] dal &#8217;45 al &#8217;48, esordisce pubblicando poesie su diverse riviste e sui cataloghi di due artisti del gruppo, Václav Bartovský e Kamil Lhoták. Il suo essere critico e indipendente gli costa la possibilità di pubblicare eccezion fatta per la sola raccolta <em>Události</em> [Avvenimenti] nel 1948.</p>
<p>In pensione d&#8217;invalidità dal 1961, muore nel 1963 dopo un calvario di malattia e difficili operazioni chirurgiche.</p>
<p>[D.S.]</p>
<p><a name="recensioni"></a></p>
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		<title></title>
		<link>http://www.poldilibri.it/722/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 00:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>

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		<description><![CDATA[Era la tarda sera &#8211; il primo maggio – il seral maggio, tempo d’amor, quando le colombe si chiamano tubando, là dove intorno odora il pin selvaggio. Bisbigliava d’amor la silenziosa borraccina e mentia d’amore il duolo l’albero in fior; cantava l’usignolo alla rosa il suo amore e della rosa per lui l’amore in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2010/11/mácha-testata.jpg" rel="lightbox[722]"><img class="aligncenter size-full wp-image-723" style="margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; border: 0px initial initial;" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2010/11/mácha-testata.jpg" alt="" width="616" height="380" /></a></p>
<table border="0" cellspacing="6" cellpadding="1">
<tbody>
<tr valign="top">
<td></td>
<td style="width: 4%;" rowspan="100"></td>
<td></td>
</tr>
<tr valign="top">
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr valign="top">
<td style="width: 48%;">
<h3>Era la tarda sera &#8211; il primo maggio –<br />
il seral maggio, tempo d’amor, quando<br />
le colombe si chiamano tubando,<br />
là dove intorno odora il pin selvaggio.<br />
Bisbigliava d’amor la silenziosa<br />
borraccina e mentia d’amore il duolo<br />
l’albero in fior; cantava l’usignolo<br />
alla rosa il suo amore e della rosa<br />
per lui l’amore in un sospiro auliva.<br />
Il lago terso tra gli arbusti ombrosi<br />
suonava sordo di dolori ascosi<br />
e tutto intorno lo stringea la riva:<br />
i chiari soli d’altri mondi intanto<br />
vagavan per l’azzurro come pianto<br />
d’amore. E i loro mondi ammaliati<br />
come al tempio salian dell’immortale<br />
amore, incontro all’universo astrale,<br />
fino a quando d’affetto fiammeggianti,<br />
in scintille spegnentisi mutati,<br />
s’incontravano come erranti amanti.<br />
La bella faccia della luna piena,<br />
chiara nel suo pallore e nel chiarore<br />
pallida, s’infiammò di roseo ardore,<br />
come amante che spia l’amante, appena<br />
nell’acque la sua immagine riflessa<br />
vide e languì d’amore per se stessa.<br />
Sull’orizzonte un poco più lontano<br />
l’ombra tenue splendea delle cascine,<br />
fino a che ad abbracciarsi più vicine<br />
si fecero e il crepuscolo pian piano<br />
entro il suo oscuro grembo lo rinchiuse<br />
ed il bosco con loro si confuse.<br />
Più lungi ancora l´ombra si diffonde<br />
delle montagne; alla betulla il pino<br />
e la betulla al pino fa un inchino.<br />
Corrono a gara nel ruscello l’onde.<br />
In quest’ora d’amore un amor pieno<br />
ribolle ad ogni creatura in seno.</h3>
</td>
<td style="width: 48%;">
<h3>Byl pozdní večer – první máj –<br />
večerní máj – byl lásky čas.<br />
Hrdliččin zval ku lásce hlas,<br />
kde borový zaváněl háj.<br />
O lásce šeptal tichý mech;<br />
květoucí strom lhal lásky žel,<br />
svou lásku slavík růži pěl,<br />
růžinu jevil vonný vzdech.<br />
Jezero hladké v křovích stinných<br />
zvučelo temně tajný bol,<br />
břeh je objímal kol a kol;<br />
a slunce jasná světů jiných<br />
bloudila blankytnými pásky,<br />
planoucí tam co slzy lásky.<br />
I světy jich v oblohu skvoucí<br />
co ve chrám věčné lásky vzešly;<br />
až se – milostí k sobě vroucí<br />
změnivše se v jiskry hasnoucí –<br />
bloudící co milenci sešly.<br />
Ouplné lůny krásná tvář –<br />
tak bledě jasná, jasně bledá,<br />
jak milence milenka hledá –<br />
ve růžovou vzplanula zář;<br />
na vodách obrazy své zřela<br />
a sama k sobě láskou mřela.<br />
Dál blyštil bledý dvorů stín,<br />
jenž k sobě šly vzdy blíž a blíž,<br />
jak v objetí by níž a níž<br />
se vinuly v soumraku klín,<br />
až posléz šerem v jedno splynou.<br />
S nimi se stromy k stromům vinou. –<br />
Nejzáze stíní šero hor,<br />
tam bříza k boru k bříze bor<br />
se kloní. Vlna za vlnou<br />
potokem spěchá. Vře plnou –<br />
v čas lásky – láskou každý tvor.</h3>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td><strong> </strong></p>
<p>Per il bicentenario della nascita del grande poeta romantico ceco Karel Hynek Mácha Poldi libri ha deciso di indire un concorso aperto a chiunque (boemisti, studenti universitari, cecofili e quant´altro) volesse proporre una nuova versione del Maggio.</p>
<p>Tale iniziativa intende innanzitutto rendere dovuto omaggio a colui che giustamente è ritenuto l´inizia-tore della poesia ceca moderna ma pure a chi come Ettore Lo Gatto ha avuto il fegato di tradurne l’intero poema.</p>
<p>Invia la TUA traduzione dei primi 36 versi del Maggio alla Poldi libri entro il <strong>15 ottobre 2011</strong>. Puoi inoltre (můžeš, ale nemusíš) allegare i criteri e intenti di traduzione (massimo 1500 caratteri) o eventual-mente corredare i versi con note esplicative che ne giustifichino o chiariscano le singole scelte.</p>
<p>La redazione Poldi libri sceglierà a propria discre-zione (forse arbitraria ma comunque insindacabile) la traduzione più convincente premiandola con ciò che le è più caro (i propri libri) e pubblicandola su questo sito il <strong>6 novembre 2011</strong>. Tra le traduzioni inviateci verranno altresì pubblicate sempre sul sito quelle che  per singoli aspetti o soluzioni partico-larmente riuscite abbiano colpito favorevolmente la nostra attenzione.</td>
<td>
<h3><img class="alignleft size-full wp-image-735" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2010/11/mácha-testata-vuota.jpg" alt="" width="264" height="437" /></h3>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr valign="top">
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr valign="top">
<td><a name="vincitore"></a><img class="size-medium wp-image-1432 aligncenter" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/11/Il-vincitore-del-gioco-di-Mácha-300x155.jpg" alt="" width="360" height="210" /><br />
<strong> </strong></td>
<td><span style="color: #ffffff;">o</span></p>
<p><span>Tra le versioni pervenuteci abbiamo scelto la traduzione di </span><strong>Alessandra Bonsignori</strong><span>. Le nos-tre motivazioni sono presto dette: l’esito testuale ci sembra maggiormente dimostrare coerenza e omogeneità lessicali e stilistiche seppur privi-legiando l’aspetto semantico rispetto a quello formale. Scelta comunque consapevole e ben motivata nei criteri di traduzione che qui ripor-tiamo. A lei quindi i nostri sentiti complimenti e l&#8217;intero catalogo di libri da noi pubblicati in premio!</span></td>
</tr>
<tr valign="top">
<td>
<h3><span style="font-weight: normal;">Era tarda sera &#8211; primo maggio,<br />
un maggio serale &#8211; tempo d’amore …<br />
E all’amore invitava la colomba<br />
Là, dove  olezzava la pineta.<br />
D’amore sussurrava il tacito  muschio,<br />
d’amore  l’albero in fiore mentiva, ahimè,<br />
d’amore cantava alla rosa l’usignolo,<br />
mentre  la rosa sprigionava il suo profumato sospiro.<br />
Il lago vellutato tra cespugli ombrosi<br />
risuonava tetramente per un segreto dolore<br />
e d’intorno la riva lo avviluppava;<br />
soli chiari di mondi altri<br />
vagano nell’azzurro,<br />
ardenti come lacrime d’amore.<br />
E i loro mondi, splendenti nel cielo,<br />
che nel tempio dell’eterno amore si elevano,<br />
fino a che – della propria venustà brucianti<br />
tramutati in luccichii sfavillanti –<br />
errando si incontrano, come due amanti.<br />
Il bel volto del plenilunio –<br />
sì pallidamente nitido e nitidamente impallidito,<br />
come lo spasimante che cerca l’amata –<br />
splendente di rosa si arse,<br />
e vedendosi riflesso nelle acque<br />
d’amore si logorava per se stesso.<br />
Poco più in là rifulgeva la pallida ombra dei cortili<br />
che si fecero sempre più vicini,<br />
come  se in un abbraccio sempre più stretto<br />
si torcessero nel grembo del tramonto<br />
fino a che l’ombra non li renda una cosa sola<br />
e  si confondano con loro gli alberi.<br />
E ancor oltre si sfuma l’ombra delle montagne,<br />
là, dove si tende la betulla al pino e il pino alla betulla.<br />
Le onde una dopo l’altra<br />
si susseguono nel ruscello. Avvampa piena d’amore<br />
nel tempo d’amore ogni creatura</span><span style="font-weight: normal;">.</span><span style="font-weight: normal;"> </span><span style="font-weight: normal;"> </span></h3>
</td>
<td><span style="color: #ffffff;">o</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">o</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">o</span></p>
<p><strong>Criteri di traduzione</strong><br />
La traduzione da me presentata per il concorso <em>Il gioco di Mácha </em> ha come obiettivo quello di rendere il testo ceco in un italiano scorrevole, caratterizzato da una nota evocativa che renda percepibile l’atmosfera crepuscolare sospesa ben percepibile nel testo originale. Non ho utiliz-zato una scansione metrica per i versi, prefe-rendo il verso libero, in modo da mantenere una attinenza semantica e grammaticale con il testo originale.<br />
Ho ritenuto inoltre opportuno mantenere la rima baciata solo in poche occasioni per evitare l’ef-fetto cantilenante che un lettore italiano avverte se questa rima viene usata costantemente, mentre questo non avviene nel poema ceco, contraddistinto da tutt’altra musicalità. Laddove usata risponde all’intento di accelerare in parte il ritmo del testo.</p>
<p>Alessandra Bonsignori</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h3><span style="font-weight: normal;"><span style="font-weight: normal;"><span style="color: #003366;"> </span></span></p>
<p style="font-weight: normal;">
<h3 style="font-weight: normal; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal;"><span style="color: #003366;">Vogliamo in ogni caso ringraziare gli autori di altre due traduzioni inviateci, segnalandone alcune soluzioni  che ci sono sembrate particolarmente riuscite e premiandoli con l&#8217;ultima pubblicazione della Poldi libri:</span></span></h3>
<p style="font-weight: normal;"><strong>Davide Bertollo</strong> (vv. 15-19):<br />
Ed i loro mondi, nel ciel brillante,<br />
salivan nel tempio dove nasce l&#8217;amor<br />
finchè in lor l&#8217;ardente desiderio<br />
si trasforma in scintille che solo come<br />
erranti amanti quando s&#8217;incontran tace.</p>
<p style="font-weight: normal;"><em> </em></p>
<p><strong>Michaela Šeboková</strong> (vv. 9-10):<br />
<span style="font-weight: normal;"> Il lago quieto tra le ombre di arbusti<br />
di angoscia nascosta cupo risuonava</span></p>
<p style="font-weight: normal;"><em> </em><br />
Infine ringraziamo il prof. <strong>Sergio Corduas</strong>, il quale non ha bensì partecipato al concorso, ma ha gentilmente inviato due proposte di traduzione dei primi otto versi, gesto che si aggiunge ai suoi tanti spesi per appoggiare la nostra iniziativa. Crediamo di fare cosa gradita al nostro pubblico proponendoglieli come esempio di work in progress del buon tradurre (e invitando implicitamente lo stesso prof. a regalarci presto i restanti 28 versi!):</p>
<p style="font-weight: normal;">Non in rima, 8 vv come l’originale, Lo Gatto ne fa 9 di 8 (per la rima), 5 vv su 8 hanno accento su sillaba 7 (che è cosa molto importante!)</p>
<p style="font-weight: normal;">
<p></span></h3>
<table border="0" cellspacing="6" cellpadding="1">
<tbody>
<tr valign="top">
<td>
<h3><span style="font-weight: normal;">Era piena sera – era primo maggio –<br />
Maggio serale – era tempo di amore.<br />
L’amore chiamava a voce di tortora<br />
nel bosco odoroso, e sente di faggio.<br />
Di amore mormorava il mite musco;<br />
pianta in fiore mente strazio d’amore,<br />
canta amore alla rosa un usignolo,<br />
la rosa ne/lo rende, odora in sospiro.</span></h3>
</td>
<td style="width: 4%;" rowspan="100"></td>
<td>
<h3><span style="font-weight: normal;">endecas 3 5 8 10<br />
endecas 1 4 7 10<br />
endecas 2 5 7 10<br />
endecas 2 5 7 10<br />
endecas 2 6 8 10 Mormorava di amore 3 6 8<br />
endecas 1 3 7 10 ah l’albero!<br />
endecas 1 3 6 10<br />
endecas 2 5 7 10</span></h3>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td>
<h3><span style="font-weight: normal;">Profonda sera – è primo di maggio –<br />
Maggio serale – è tempo di amore.<br />
L’amore chiama in voce di tortora<br />
dove il bosco dà l’odore del faggio.<br />
Il mite musco mormora d’amore<br />
- strazi d’amore mentiti da un fiore –<br />
canta amore alla rosa un usignolo,<br />
la rosa espira e ne rende l’odore.</span></h3>
</td>
<td>
<h3><span style="font-weight: normal;">2 4 6/7<br />
1 4 6/7<br />
(L’)Amore chiama con (a) voce di tortora 2 4 6<br />
3 7<br />
2 4 6<br />
qui manca l’albero. La PIANTA ; e togliere “un” 1 4 7<br />
1 4 6<br />
la rosa l’aspira e lo rende odore. 2 4 7<br />
la rosa aspira e lo rende in odore. (QUESTO) 2 4 7</span></h3>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>MERCOLEDÌ 19 MAGGIO 2010</title>
		<link>http://www.poldilibri.it/mercoledi-19-maggio-2010/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 10:46:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>poldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[ALLE ORE 19.00 presentazione del libro Il Fegato di Prometeo presso l´Istituto Culturale Ceco, Via Costabella 28 – Roma I nostri ringraziamenti per la ormai tradizionale ospitalità all&#8217;Istituto Culturale Ceco e per la cortesissima partecipazione alla professoressa Sylvie Rychterová.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ALLE ORE 19.00<br />
presentazione del libro <a title="Il fegato di Prometeo" href="http://www.poldilibri.it/il-fegato-di-prometeo/">Il Fegato di Prometeo</a><br />
presso l´Istituto Culturale Ceco,<br />
Via Costabella 28 – Roma</p>
<p>I nostri ringraziamenti per la ormai tradizionale ospitalità all&#8217;Istituto Culturale Ceco e per la cortesissima partecipazione alla professoressa Sylvie Rychterová.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/06/Comunicato-stampa.bmp" rel="lightbox[420]"><img class="aligncenter size-full wp-image-1300" title="Comunicato stampa" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/06/Comunicato-stampa.bmp" alt="" width="488" height="325" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><span style="line-height: normal; -webkit-border-horizontal-spacing: 4px; -webkit-border-vertical-spacing: 4px;"> </span></span></p>
<div id="attachment_439" class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><a href="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/06/Maria-Elena-Cantarello-la-prof.ssa-Sylvie-Richterová-e-Susanna-Horvatovičová.jpg" rel="lightbox[420]"><img class="size-full wp-image-438 " title="Maria Elena Cantarello, la prof.ssa Sylvie Richterová e Susanna Horvatovičová" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/06/Maria-Elena-Cantarello-la-prof.ssa-Sylvie-Richterová-e-Susanna-Horvatovičová.jpg" alt="&quot;Cantarello Rychterova Horvatovicova&quot;" width="220" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Maria Elena Cantarello, la prof.ssa Sylvie Richterová e Susanna Horvatovičová</p></div>
<div id="attachment_439" class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><a href="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/06/Lintervento-della-prof.ssa-Sylvie-Rychterová.jpg" rel="lightbox[420]"><img class="size-full wp-image-438 " title="L'intervento della prof.ssa Sylvie Rychterová" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/06/Lintervento-della-prof.ssa-Sylvie-Rychterová.jpg" alt="&quot;Rychterova&quot;" width="220" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">L'intervento della prof.ssa Sylvie Rychterová</p></div>
<div id="attachment_439" class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><a href="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/06/La-prof.ssa-Rychterová-il-dott.-Hirsch-Maria-Elena-Cantarello-e-molti-altri.jpg" rel="lightbox[420]"><img class="size-full wp-image-438 " title="La prof.ssa Rychterová, il dott. Hirsch, Maria Elena Cantarello e molti altri" src="http://www.poldilibri.it/wp-content/uploads/2011/06/La-prof.ssa-Rychterová-il-dott.-Hirsch-Maria-Elena-Cantarello-e-molti-altri.jpg" alt="&quot;Rychterova Hirsch Cantarello&quot;" width="220" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">La prof.ssa Rychterová, il dott. Hirsch, Maria Elena Cantarello e molti altri</p></div>
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